Etciù… letteratura (che se ne va)!

By Εκλειψεως Τυραννέω

Fantasy il dizionario lo definisci come un sostantivo femminile indicante un genere letterario e cinematografico che si ispira, per ambiente e personaggi, a temi mitologici e folcloristici, attingendo specialmente(ma non solo, per la miseria!) alla tradizione della fiaba, delle saghe nordiche e ad un Medioevo immaginario. E suppongo che di questa definizione nessuno si stupisca se così è probabilmente vi hanno imbrogliato quando vi hanno venduto il dizionario. Adesso comincerà una storia fantastica:

Tanto e tanto tempo fa, un ragazzo andò in libreria per cercare, come al suo solito, libri di genere e saggi di antropologia. Tuttavia oscure forze erano all’opera. Intento a cercare tra gli scaffali etichettati dall’arcano nome “Einaudi Editore”, gli si avvicinò la commessa. Una donna sulla quarantina con capelli dorati e occhi color del mare (sporco). Ma le apparenze ingannano e sotto quelle spoglie si nascondeva una strega della peggior stirpe: una “promoter”. Contro i subdoli poteri della strega, il giovine nulla poteva. Un bieco incanto lo spinse a comprare il libro della sig. Strazzulla: Gli ORRORI del Crepuscolo. Dopo averlo letto, perdendo fiducia nel genere umano, il giovine si suicidò.

No. Non c’è finale alla Dickens. Tuttavia, un po’ di rimedio si può porre affinché cose del genere non capitino mai più o con la minor frequenza possibile. Una buona recensione di “Gli Eroi del Crepuscolo”(1) la trovate qui. Non è imparziale ma sicuramente è curata in modo egregio. Siete convinti che la storia appena scritta sia fantasy? Vi sbagliate, quella appena scritta è un’oscenità. Per vari motivi:

  • Lo stile lascia parecchio a desiderare
  • La punteggiatura lascia il tempo che trova
  • Cliché ovunque, basti pensare alla strega sotto mentite spoglie
  • Vuole fare della morale da operetta (quel “le apperenze ingannano” è così triste!)

Ad ogni modo, potrebbe benissimo essere pubblicata insieme a molti altri titoli odierni, presenti nelle nostre librerie. Il problema più pressante si presenta sotto la forma di informazioni errate o filtrate male riguardanti il mondo dell’editoria. Dopo aver superato il triste periodo di “tutti possono pubblicare un libro” (o altro esempio) (2). Ci troviamo ad affrontare un problema più insidioso: una pessima scelta negli scrittori pubblicati. Derivante da una pessima scelta nell’assunzione degli editor. Ma siamo sicuri che sia colpa degli editor e chi sono questi editor? Sono gli addetti che leggono e revisionano una copia di un romanzo sia prima di accettarlo per la pubblicazione, sia prima di mandarlo alla stampa. Che il lavoro dell’editor non sia facile è una precisazione d’uopo (onde evitare commenti inutili e fastidiosi). Può esserci una spiegazione alternativa all’incompetenza se gli editor lavorano nel modo che tutti hanno sotto gli occhi: ci si immagini nei panni del revisionista. Si devono visionare parecchi romanzi sciatti, senza gusto alcuno per la propria lingua madre (pieni di “k” e di personaggi “fichi”), la cui lettura può portare a gravi danni alla ghiandola pineale, permanenti. Dovete anche sorbirvi continuamente le noiose telefonate/mail/lettere dei lettori o degli scrittori lamentosi di non essere stati pubblicati o di essere stati corretti. Dopo otto ore di un lavoro del genere sarete probabilmente demoralizzati. Dopo cinque (assumiamo la settimana corta) giorni di lavoro avrete la pelle bianchiccia e faticherete a tenere in mano un libro. Dopo un anno di lavoro sarete molto probabilmente senza un rene. Dopo dieci anni avrete bisogno di un respiratore artificiale e dopo venti sarete all’orlo del suicidio. Tutto questo se eseguirete bene il vostro lavoro di revisione. Le cose però non stanno così. Infondo chi lo fa fare agli editor di perderci in salute per un lavoro fatto bene che verrà poi apprezzato solo da pochi dementi? Nessuno. Ed è qui che c’è l’inghippo. Il/la revisionista dirà: “Pur non essendo un praticante di magia nera, gli anni della mia vita mi servono tutti e non ho nessuna voglia di perderli. Prenderò dei romanzi a caso e li pubblicherò senza nemmeno guardarli. In tal modo penseranno che stia facendo il mio lavoro. E io non ci perderò la salute.”. Non nascondo che anch’io condividerei questa scelta, ma essendo io un praticante di tanatologia magica (ovvero un “negromante”, in termini politicamente scorretti) ed avendo fatto vari patti con entità d’incommensurabile potenza, come l’Omino Michelin e Hello Kitty, posso permettermi di fare un revisione almeno approssimata di molte schifezze editoriali. Questo è il motivo che mi spinge a fare molte recensioni.

Hello Kitty. Demone maggiore, secondo per poteri solamente a Facebook.

Hello Kitty. Demone maggiore, secondo per poteri solamente a Facebook.

Ripeto: non ho intenzione di eseguire in questa sede una recensione del libro della sig. Strazzulla, perché non ne avrei la forza (di rileggerlo), e comunque perché non ho tempo sufficiente da gettare alle ortiche. Che scopo ha questo articolo? Adesso ci arrivo. Vagando per la sconfinata internet (se qualcuno se lo stesse chiedendo, internet è un sostantivo femminile e non maschile perché è il nome di una rete [s.f.]) ho trovato una video intervista stupefacente dell’autrice di Eroi del Crepuscolo.

Sono letteralmente rimasto STUPEFATTO da quello che questa beota (per essere raffinati come il D’Annunzio) ha affermato. L’affermare che la scrittura ti debba uscire come uno starnuto e sia una cosa che non s’impara è una porcheria. Solamente una persona “imparata” può veramente pensare delle scemenze del genere. Eseguiamo un piccolo esperimento mentale: supponiamo che la Strazzulla sia effettivamente nata “imparata”. Poiché io non sono la Strazzulla (ricordate il Principio d’Esclusione di Pauli mi vieta di essere qualcun altro) prenderò la sua spiegazione come descrizione della sua abilità di scrittura. Essa dice che, per quello che sente lei, lo scrivere è qualcosa che “ti viene” (un impulso? Un raptus?) o “come uno starnuto”, ovvero è una sorta di riflesso simpatico.

  • Opzione 1 – Lo Starnuto e La Scrittura:

lo starnuto è un riflesso simpatico. Apprendiamo dalla medicina che i riflessi simpatici si sviluppano sin dalla più tenera infanzia. Quando questi non vengono sfogati c’è il rischio di seri danni alla persona. Se provate a tapparvi il naso mentre starnutite, c’è il serio rischio che il cervello vi schizzi fuori dalle orecchie. La “Scrittura” che intende la Strazzulla non è quella da dizionario, ovviamente, perché questa è etichettata come “rappresentazione visiva del pensiero o della parola mediante codice grafico”, questa è infatti il mezzo con cui esce Lo Starnuto. Se si nasce imparati, vuol dire che tale abilità di Scrittura, come gli starnuti è già presente, supponiamo in età neonatale (ma potrebbe essere anche prima, come il caso del bambino che scalcia). All’età di qualche mese, nessun bambino è un grado di adoperare la scrittura per esprimersi. Quindi quando dovesse venire questo impellente desiderio di esprimersi non ci sarebbe sfogo e l’accumularsi eccessivo di questo sfogo porterebbe a conseguenze in generale mortali (se soffocate la necessità di tossire quando qualcosa vi va di traverso, morireste soffocati). Stando all’Opzione 1 la Strazzulla dovrebbe essere stecchita. Ma non lo è (almeno quando ha scritto il libro non lo era). Quindi la mia ipotesi non funziona. L’Opzione 1 è da scartare. La Scrittura NON È uno starnuto.

  • Opzione 2 – L’Impulso Scrittorio:

l’opzione rimanente è che la Scrittura sia qualcosa che ti prende. Come un raptus. Quando sei in questo stato (di trance?) “devi scrivere” come dice l’autrice. Se c’è un bisogno così impellente, sembra logico assumere che tale impulso sia decisamente forte ma non estremo, quindi è corretto utilizzare la notazione di raptus. Un raptus è un impulso, talvolta violento, che può far perdere la capacità d’intendere e di volere ma ammettiamo che possa creare unicamente uno stato d’ansia. Se una persona prova un tale stato d’ansia è probabile (“Vergava parole di fretta. Guardandosi in torno con circospezione mentre il petto le si solleva come un mantice”) che a lungo andare o divenga pazza o faccia qualcosa per questo stato d’ansia ricorrendo a medicinali. Sopprimendo lo stato d’ansia e quindi l’Impulso di Scrittura non si riuscirà più a scrivere nulla. Secondo questo ragionamento molti pazzi odierni sarebbero buoni scrittori, potrebbe essere.

Effettivamente Jack era un ottimo scrittore. Il matino ha loro in bocca.

Effettivamente Jack era un ottimo scrittore peccato abbia tentato di ammazzare la propria famiglia. "Il mattino ha l'oro in bocca".

Volendo essere meno drastici, si potrebbe unicamente pensare all’impulso come qualcosa di piacevole. In questo caso l’autore si metterà a scrivere un po’ ovunque (anche sui muri!) perché, come dice la Strazzulla, non si può sapere quando ti colpirà questo impulso. Tuttavia la durata media di un impulso piacevole è decisamente breve una volta che lo si soddisfa. Raggiunge un climax per poi scemare vertiginosamente (avete capito a cosa mi riferisco, altrimenti fatevi spiegare la storia dell’ape e del fiore). Quindi le uniche cose che si potrebbe scrivere in questo tempo dovrebbero essere delle frasi, tra l’altro senza connessione logica tra esse. Sotto tutti i punti di vista non sarebbe proprio possibile ricavarne un libro, se non avendo un tempo infinito stando ai postulati della teoria del kaos.

Perché perdo tempo con questo? Semplice. Perché mi crea rabbia l’ignoranza. Cara Strazzulla, sono convinto che se facessi un’analisi interiore (seria!) ti renderesti conto che quello che hai scritto non è un romanzo fantasy ma una porcheria. Con questo non che voglia demoralizzarti. Vuoi diventare scrittrice? Smettila di pensare che sia una cosa che nasce spontanea. Ci sono stati scrittori (Mark Twain) che hanno fatto una buona dose di gavetta prima di diventare quello che sono. Nessuno, a parte i gegni, nasce “imparato”. La tua prosa è decente (quasi buona) e da quel che leggo, con una buona dose di allenamento e lettura (~5000 libri di genere) potresti avere le chiavi per scrivere qualcosa di bello. Non esiste corbelleria più mastodontica del pensare di oter scrivere un libro in età adoloscienziale a furia di starnuti e dl “così come viene”. Le parole d’ordine sono: niente scemenze e allenamento. Via, un po’ di serietà, per la miseria!

*****

(1) Prima che arrivino commenti infervorati da fans della Strazzulla, vorrei precisare che, se qualcuno non sa scrivere un libro ha solo due opzioni:

  1. Non cimentarsi nella maniera più assoluta. Ma poveri noi, troppo sottovalutata come soluzione!
  2. Esercitarsi, esercitarsi, esercitarsi, esercitarsi, esercitarsi, ecc…

Se poi, durante le interviste, si forniscono notizie insolentemente errate è giusto venire messi alla berlina pubblica. Purtroppo senza carrozze non si può fare molto, ma ci si arrangia con quel che si trova.

(2) Stimo il sig. Totti e la sig. Litizzetto relativamente per le proprie doti comiche e atletiche (che siano nell’ordine giusto? Mah?Li confondo sempre).

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